Un Piano B per l’Europa
Non sarà una lettera “contro” Germania e Francia, quella promossa dal governo italiano insieme a David Cameron (Regno Unito) e Mark Rutte (Olanda), ma un progetto alternativo per l’Europa lo contiene eccome. Tra i firmatari, oltre ai tre promotori, ci sono anche i premier di Estonia, Lettonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia e Polonia. Per le economie dell’Ue “è un momento pericoloso”.
10 AGO 20

Non sarà una lettera “contro” Germania e Francia, quella promossa dal governo italiano insieme a David Cameron (Regno Unito) e Mark Rutte (Olanda), ma un progetto alternativo per l’Europa lo contiene eccome. Tra i firmatari, oltre ai tre promotori, ci sono anche i premier di Estonia, Lettonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia e Polonia. Per le economie dell’Ue “è un momento pericoloso” – si legge nella missiva indirizzata dai 12 capi di governo a Consiglio e Commissione dell’Unione europea – e per questo serve “un piano per la crescita in Europa”.
Il messaggio agli alfieri dell’austerity, spesso declinata in maniera talmente inflessibile da risultare controproducente, è chiaro: d’ora in poi sarà difficile parlare soltanto di tetti al deficit e al debito, e di annesse sanzioni per eventuali sforamenti. Non foss’altro perché Regno Unito, Olanda e Italia hanno chiesto di inserire anche altri temi nell’agenda dei prossimi vertici Ue, a partire dal Consiglio europeo del primo marzo: temi che ruotano tutti attorno al rafforzamento del mercato unico, a maggiori liberalizzazioni (dai servizi all’energia, passando per il digitale), e contemplano anche l’aumento degli sforzi per l’innovazione, l’approfondimento di accordi di libero scambio, la riduzione del fardello di regolamenti, la riforma del mercato del lavoro e una maggiore competitività per il settore dei servizi finanziari.
Un’agenda pro crescita che non per forza andrà a scontrarsi con quella di Merkozy, ma che per il semplice fatto di esistere e avere consistenza diplomatica servirà a scegliere in maniera più ponderata il percorso dell’Unione a 27.
Il messaggio agli alfieri dell’austerity, spesso declinata in maniera talmente inflessibile da risultare controproducente, è chiaro: d’ora in poi sarà difficile parlare soltanto di tetti al deficit e al debito, e di annesse sanzioni per eventuali sforamenti. Non foss’altro perché Regno Unito, Olanda e Italia hanno chiesto di inserire anche altri temi nell’agenda dei prossimi vertici Ue, a partire dal Consiglio europeo del primo marzo: temi che ruotano tutti attorno al rafforzamento del mercato unico, a maggiori liberalizzazioni (dai servizi all’energia, passando per il digitale), e contemplano anche l’aumento degli sforzi per l’innovazione, l’approfondimento di accordi di libero scambio, la riduzione del fardello di regolamenti, la riforma del mercato del lavoro e una maggiore competitività per il settore dei servizi finanziari.
Un’agenda pro crescita che non per forza andrà a scontrarsi con quella di Merkozy, ma che per il semplice fatto di esistere e avere consistenza diplomatica servirà a scegliere in maniera più ponderata il percorso dell’Unione a 27.